“Le Libellule”, libera ed estemporanea ‘esposizione-incursione’ delle ‘azioni-opere’ di Domenico Antonio Mancini, Daniela Politelli, Girolamo Santulli, Domenico Mennillo e degli Afterall (Silvia Viola Esposito e Vincenzo Esposito), realizzate con gli alunni della S.M.S. “S. M. di Costantinopoli”, del 19° Circolo Didattico “V. Russo” e dell’Istituto Comprensivo “Della Valle”, iniziativa voluta da Aporema o.n.l.u.s e svoltasi nel mese di ottobre, giunge al termine con un incontro-presentazione del percorso tracciato.
Con “Le Libellule”, infatti, l’arte e la creatività si liberano, non sono più unicamente all’interno delle aule dove si sono tenuti incontri e laboratori, ma straripano tra le strade, nelle piazze, tra la collettività. Quest’energia espressiva ribollente è tornata ad appartenere alla città e alla sua umanità, che per l’occasione è divenuta l’altro polo, il terzo interlocutore di un tale colloquio, nuovo elemento di confronto e perciò inedito orizzonte di senso. Il nome del progetto, peraltro, nato dal volo di quest’insetto predatore, silenzioso e veloce, è esemplificativo dell’aspetto dell’istantaneità, dell’incursione improvvisa e immediata. Il leitmotiv è quello della sorpresa, in cui il prodotto creativo dei ragazzi, nato dall’interazione con gli artisti, è emerso fra la gente spontaneo e foriero di un’aspettativa di senso. Rivolgere domande, scuotere sensibilità, far strada al libero pensiero, non per avere necessariamente risposte nette, ma per iniziare a percepire chiara l’esigenza di porsi interrogativi.
È così che ogni artista ha creato con i ragazzi delle tre scuole la sua “libellula”. Il tema è stato “Migrazioni”. Migrazioni come Altro da sé, come Confini/Sconfinamenti, Relazione/Comunicazione, Errare/Errore, Scambio/Spostamento, come Viaggio, Intercultura, Comprensione e Integrazione, Diversità e Identità Varie. Partendo da ciò, non si è preteso di riscrivere un’identità sociale, culturale e individuale, per certi versi spezzata, frantumata, ma si sono volute offrire chiavi di lettura, si è inteso creare cortocircuiti di senso.
Nell’ambito di quest’iter ci sono stati momenti specifici in cui si è tentato di rintracciare un senso più globale, confrontando l’esito delle varie incursioni delle ‘azioni-opere’ apparse sul territorio a una certa distanza di tempo e luogo. Le “azioni-opere” sono differenti a seconda del mezzo espressivo scelto, delle esigenze e delle inclinazioni degli alunni, delle particolarità, risorse e criticità delle varie aree in cui si collocano le tre scuole, unendo trasversalmente due segmenti del centro storico e la collina di Posillipo. Così, sono state rappresentate da interrogativi, frutto di un’analisi sul proprio quartiere, scritti in aeroplani di carta planati dalle finestre delle aule della S.M.S. “S. M. di Costantinopoli”, il tutto documentato e raccolto in una sorta di pubblicazione che resti patrimonio della biblioteca della scuola. O ancora, al fine di rendere più consapevoli i ragazzi sul tema dell’immigrazione a Napoli, da interviste agli extra-comunitari, riprese video, montaggio, poi raccolte in dvd distribuiti nelle cassette postali della via dove sorge la scuola coinvolta. E non ci si ferma qui: da installazioni, videoproiezioni, oppure, per individuare l’errore e la ricchezza dell’imperfezione, da una ‘passeggiata fotografica’, durante la quale i ragazzi hanno immortalato i segni dell’errore, disponendo subito dopo le polaroid accanto all’oggetto ritratto.
Alla ricerca di significati altri, dunque, di inedite visioni, tramite domande aperte, attraverso parola scritta, foto, video, audio, interviste, non per trovare risposte determinate – è bene precisarlo ancora una volta – ma nuove aperture e diversi orizzonti di senso.
Beatrice Salvatore